Mt 22,1-14 - SI SPOSA IL FIGLIO DEL RE
>>> Bibbia CEI Mt 22, 1-14 [1]
1. Nel palazzo del Re
Oggi, se si dice: «sviluppo, progresso, pace e sicurezza», tutti pensano a un’ottima organizzazione politica di una o più nazioni, rette da governanti illuminati. Quasi nessuno pensa alla religione. Nella carta costituzionale della Comunità Europea, scritta tra il 2002 e il 2004, il nome di Dio non è neppure citato.
I popoli antichi invece avevano una visione diversa della politica e della storia. Lo sviluppo, il progresso, la pace e la sicurezza di un popolo e di tutti i popoli potevano essere assicurati solo da Dio. I re erano governatori dei popoli in nome di Dio. Venivano incoronati nel corso di solenni liturgie religiose, e per questo erano proclamati «figli di Dio».
Il sogno di un buon cittadino era quello di poter entrare almeno una volta in vita nella capitale, considerata una città santa, e nel palazzo del Re, figlio e rappresentante di Dio. Normalmente solo i collaboratori della casa reale, i capi tribù e i potenti del regno, potevano entrare nel palazzo reale e giungere fino al trono del Re. Il popolo poteva farlo solo straordinariamente, in occasione di speciali feste religiose.
2. Ecco il nostro Re
Dopo questa premessa, l’interpretazione e la meditazione del brano di Mt 22,1-14 diventano più facili. Il Re della parabola è Dio. Il figlio del re, che è già stato incoronato come suo erede, siede sul trono accanto a suo padre. È in corso di preparazione la cerimonia del grande banchetto, a cui i capi tribù e i nobili del regno dovranno partecipare, dichiarando in tal modo la loro fedeltà al Re[2].
Nel clima di gioia del banchetto, si stabilirà o si confermerà un patto tra il Re e tutti gli abitanti del paese, rappresentati dai loro capi: un banchetto reale, nel buon tempo antico, aveva soprattutto questo significato. Perciò nel libro di Isaia si legge: “Ecco il nostro Re. In lui abbiamo sperato perché ci salvasse” (15,9).
In che consista la salvezza, che il re assicurerà al suo popolo, è detto da Isaia nello stesso brano: “Egli eliminerà la morte per sempre, asciugherà le lagrime su ogni volto, farà scomparire la condizione disonorevole del suo popolo” (Is 25,5). Il programma del nuovo Re è, quindi, un programma di redenzione morale e sociale completa del suo popolo.
3. Un Re di rivelazione
La meditazione sul figlio del Re, incoronato da suo padre con il compito di governare il popolo in suo nome, non sarebbe completa se non si leggesse ciò che scrive Isaia a proposito del programma del re perfetto, il Re-messia, che Israele aspettava: “Egli strapperà su questo monte la coltre che copriva tutte le genti” (25,2). Sarà quindi un Re di rivelazione, perché toglierà il velo che impediva alle genti di vedere qualcosa di essenziale nei loro rapporti con il Re.
Per questo motivo Gesù annuncia che l’invito del Re sarà rivolto «agli incroci delle strade» a tutti gli uomini, senza distinzione. L’essenziale è che il Vangelo sia «portato per le strade», e che tutti gli uomini sappiano che Dio è loro vicino. Non si tratta di un invito di ripiego, dato che i primi invitati, i nobili del paese, hanno rifiutato di parteciparvi. Questo è solo un modulo descrittivo del Vangelo[3].
Nello scorcio finale della parabola c’è un tale che entra nella sala del banchetto, ma disdegna di indossare l’abito nuziale. Qui ci vorrebbe un’altra meditazione per riflettere su questo rifiuto. O forse non ce ne vuole alcuna, perché il senso è evidente: chiunque ha il minimo senso di Dio, trema al pensiero di giungere a due passi dalla salvezza senza esserne degno.

Illustrazione dal Codex aureus Epternacensis (1020-1050) che racconta la parabola in Lc 14,15-24
1 - Come termini di confronto all’interno della Bibbia si leggano, per es., Is 25,6-10a; Fil 4,12-14.19-20.
2 - Nella parabola si parla, più che di intronizzazione regale, di nozze regali. Si tratta delle nozze del Re
messianico, il figlio di Dio. L’immagine del convito quale simbolo delle nozze messianiche è corrente sia
nell’antico che nel nuovo Testamento (cfr. Is 25,5; 55,1-2; 65,13; Ger 46,10; Mt 8,11; 26,29; Mc 14,25;
Lc 14,15; Ap 19,9.17). L’invito alle nozze regali significa la chiamata al Vangelo.
3 - Gli inviti di Dio non sono mai inviti di ripiego, sostitutivi di altri. Dio porta avanti il suo piano di salvezza
con un progetto unitario, che non sempre è percepito come tale dall’uomo il quale, al contrario di
Dio, è soggetto allo scorrere tempo e ha quindi una visione parziale della storia.
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