Mt 22,34-40 - IL COMANDAMENTO CHE DÀ FASTIDIO

>>> Bibbia CEI [1]

 

1.  La rabbia dei poveri
Dal comandamento dell’amore, praticato a tutti i livelli, dipendono non solo «la Legge e i Profeti», come si legge in Mt 22,34-40[2], ma la tranquilla convivenza dei popoli e il futuro del mondo. Meditiamo qui su un argomento tra i più interessanti di tutti i tempi.
Dobbiamo avere gli occhi bene aperti, e le antenne del nostro spirito in stato di continuo e perfetto funzionamento, per capire ciò che sta accadendo nel mondo e ciò che potrà accadere in un futuro non lontano. Il Vangelo ci è stato dato da Dio, non solo per risolvere i nostri problemi strettamente religiosi, ma anche per affrontare le sfide del mondo.
Quando nella primavera del 1967 il papa Paolo VI svegliò il mondo addormentato con una «Lettera enciclica sullo sviluppo dei Popoli» (si tratta della celebre «Populorum Progressio»), in cui affermava che si stava accumulando da tempo la rabbia dei poveri contro l’Occidente «opulento» (utilizzò proprio questo aggettivo), molti si meravigliarono che un papa così mite avesse usato un linguaggio così forte, ma quasi nessuno capì che si trattava di una profezia, che si sarebbe realizzata a breve scadenza.

 

2.  Il rogo delle due torri
Il pio Papa fu buon profeta, e il rogo delle due torri gemelle di New York, avvenuto l’11 settembre del 2001, atto di violenza barbara ed inqualificabile, è, comunque, un simbolo assai forte dell’insicurezza del nostro Occidente, che ha praticato a testa bassa una politica senza amore e che, se non si convertirà (se non cambierà), potrà ridursi nella situazione descritta dall’Apocalisse per la città di Babilonia, in cui tutti, cospargendosi di cenere il capo, dicono: «Sventura, sventura, la grande città ridotta in un deserto!» (Ap 18,19).
La politica non è una cosa semplice, da ridurre tutta in termini di peccato e di conversione, ma non è neanche una scienza neutra, in cui i politici sono infallibili solo perché eletti dal popolo e perciò sono autorizzati a far politica, tenendo presenti solo i rapporti di forza tra gli Stati e i bilanci delle grandi società finanziarie.
Quando S. Paolo scrisse ai cristiani della città greca di Tessalonica, lodandoli perché s’erano convertiti al Vangelo, «allontanandosi dagli idoli», in tal modo «scampando dall’ira ventura» (rif. a 1Ts 1,9-10), non disse frasi da meditare solo in senso religioso ed escatologico. «L’ira ventura» non è quella di Dio, che è paziente e misericordioso. Potrebbe però essere «l’ira dei popoli», di cui scriveva Paolo VI nell’Enciclica Populorum progressio.

 

3.  Scritture moleste
Il discorso è per molti, anche se cristiani, molesto. Vorrebbero sentire in Chiesa solo parole dolci e tranquille preghiere. C’è il tempo per dirle (servono anche quelle), ma occorre tener presente che la parola della sacra Scrittura non invita mai l’uomo a rifugiarsi nei riti di fronte ai mali del mondo. Non è una parola-cloroformio «contro l’uomo, a danno dell’uomo». È soprattutto una parola-di fuoco al servizio dei poveri.
In Es 22,20-21 si legge che chi molesta il forestiero e maltratta la vedova e l’orfano, subirà la collera di Dio. Che facciamo? Saltiamo a pie’ pari questa lettura? Saltiamo tutte le letture bibliche che ci appaiono indigeste? Saltiamo il vangelo, che ci esorta a praticare ad ogni costo il comandamento dell’amore? Non ci rimarrebbe che dormire in Chiesa, come spesso accade.
Ma mentre dormiamo in Chiesa, l’autore dell’Esodo ci sveglia ricordandoci che ci sono persone che non hanno neppure il mantello per coprirsi quando dormono (cfr. Es 22,26). Ho visto in India una donna, seduta per terra con tre figli e senza casa; non ne aveva mai avuto una, e aveva partorito tre figli. No! Gesù non esagerava, quando disse che senza la pratica dell’amore, è inutile parlare di Legge e di Profeti.

 


 

1 - Come termini di confronto all’interno della Bibbia si leggano, per es., Es 22,20-26; 1Ts 1,5c-10. 

2 - Per un’analisi più ampia del Comandamento dell’amore vedi i commenti a Mc 12,28-34; Mt 22,34-40;

     Lc 10,25-37, riportati nel volume «Cieli aperti» (San Paolo, Cinisello Balsamo 2001).

 

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