Mt 25,31-46 - ALL’INIZIO E ALLA FINE DELLA STORIA

>>> Bibbia CEI [1]

 

 

1. Un brano mirabile
Questo brano, che nel vangelo secondo Matteo chiude la predicazione di Gesù, è una delle pagine più affascinanti della letteratura universale. È un testo alto e vibrante sul piano religioso e morale. Non lo si può leggere o ascoltare senza rimanere con il fiato sospeso e con l’anima in subbuglio.
Per trovare un’altra pagina che abbia la stessa potenza espressiva e la stessa forza spirituale, bisogna andare all’inizio dello stesso vangelo, là dove è presentato il primo discorso di Gesù detto «delle beatitudini» (cap. 5,3-12), di cui quello di oggi sembra essere la verifica e il completamento.
Il brano tuttavia, se è bello da ascoltare, turba l’anima di chi lo legge o l’ascolta, perché ha una potenza di fuoco spirituale insostenibile. Il Re che siede sul trono non dice solo parole di estremo rispetto verso tutti gli emarginati della terra, e di lode verso chi ne ha alleviato la pena, ma dice anche parole terribili contro coloro che li hanno trascurati1.

 

2. La verità religiosa assoluta
È una parabola straordinaria, che nel vangelo secondo Matteo chiude in bellezza la predicazione di Gesù. Con questa parabola ci troviamo di fronte non solo a un ribaltamento del senso della storia, che potrebbe anche essere considerato come un’enfasi religiosa, ma di fronte a un ribaltamento di tutte le idee e di tutte le pratiche della religiosità umana.
Ribaltate, le vecchie idee religiose vengono schiacciate come da un potente bulldozer. Sono ugualmente annientate le convinzioni di chi crede che la religione consista in un personale rapporto di ogni uomo con Dio, quasi un «tu a tu», come oggi si usa dire, con il Mistero infinito o con l’Anima del mondo.
Qui invece, nel vangelo, tra il credente e Dio c’è la moltitudine dei diseredati della terra, che Dio considera più interessanti non solo di tutte le bellezze dell’universo, che di solito costituiscono l’obiettivo delle religioni nella loro fase primordiale, ma anche di tutti i riti sacri, che sono il primo approdo realmente religioso dell’uomo, e delle stesse teologie da lui costruite nel corso della storia.

 

3. Ritorno al Principio
È stritolata dalla parole di Gesù anche la Legge religiosa, se separata dal suo Legislatore, cioè dalle sue intenzioni, che nella prassi religiosa normale vengono sostituite dalle intenzioni di chi medita sulla Legge. A questa sostituzione si riferiva Gesù quando, a proposito di alcune leggi religiose, diceva: «Ma al principio non era così».
La meditazione del Vangelo ci permette di scoprire e di cogliere questo «principio» o «inizio», così diverso da tutti gli «inizi» religiosi dell’uomo, e da tutti gli «inizi» di Dio pensati dall’uomo. Per Gesù l’inizio, verso cui converge l’attenzione di Dio, è l’uomo. Non è la Natura, non il Rito, non la Legge, ma l’Uomo, perché è l’uomo il figlio del suo amore.
Il mistico tedesco Angelo Silesio (1624–1677), che aveva colto la forza di questa verità, scrisse: «Gran cosa è l’uomo! Dio ne prende la natura: / non lo farebbe mai neanche per tutti gli angeli» (da Il Pellegrino cherubico, Libro V); «Guarda che matrimonio! Il Dio della gloria / con l’anima dell’uomo, la serva di uno schiavo» (dal Libro IV);  «Il marinaio parla del mare, il cacciatore / dei cani, parla d’oro l’avaro, ed il soldato / di ferite. A me spetta, da innamorato, avere / in bocca solo il nome di Dio e il suo amore (dal Libro III).

 

Giudizio universale 

icona di Elias Moschos (1651)


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