Mt 21,28-32 - DISSE SÌ, MA NON VI ANDÒ

>>> Bibbia CEI Mt 21,28-32 [1]

 

1. Sulle statistiche
La scienza statistica, con tabelle e diagrammi impostati con metodo logico-matematico, è un frutto del XX secolo. Nel 1600 il metodo statistico era rudimentale. Per calcolare gli abitanti di una città si lavorava solo sui registri di nascita e di morte. Con questo metodo fu calcolato che nel 1662 Londra aveva 460.000 abitanti.
Si può dire che la statistica è nata con il Concilio di Trento, che prescriveva ai parroci di scrivere e di tenere sempre aggiornato uno «status animarum», da consegnare in copia ai Vescovi durante le loro periodiche Visite pastorali. Ne esistono molti negli Archivi diocesani e parrocchiali del XVI e del XVII secolo. Si tratta di volumi in cui è registrata la composizione  delle famiglie con l’annotazione dei dati più importanti (padre, madre, figli, altri parenti conviventi, età, prima comunione, cresima). Servivano per verificare lo «status» o «condizione spirituale» degli abitanti di un territorio.
Nel brano matteano di oggi, la gente di Palestina viene divisa sommariamente in due gruppi: nel primo gruppo vengono posti i falsi credenti, che dicevano di sì a Dio, ma obbedivano solo ai propri interessi; nel secondo gruppo vengono iscritti i trafficanti di denaro e di sesso (i pubblicani e le prostitute, citati nel v. 31), che tuttavia, come è indicato dal vangelo, avevano un interesse religioso spesso superiore a quello degli altri.

 

2.  Giudizi di parroci
Dopo questa premessa dobbiamo chiederci: «E noi, a quale gruppo apparteniamo?». Forse non lo sappiamo, non avendoci mai riflettuto per bene.
Negli Atti di una Visita pastorale del vescovo di Como fatta a Ponte Tresa (oggi nel Cantone Ticino) nel 1755, il parroco di quel villaggio, dopo aver presentato lo «status animarum» della sua parrocchia, scrisse che i suoi parrocchiani erano tutti «bonae indolis», cioè di indole buona, praticamente «tutti brava gente». Eppure egli stesso, registrando nel 1740 la morte di un giovane di Ponte Tresa che era stato ucciso a Viconago, dov’era andato a ballare, aveva annotato in calce all’atto di morte: «Hic est fructus Baccanalium»: «È questo è il frutto dei Baccanali» (del Carnevale).
Duecento anni dopo, un altro parroco dello stesso villaggio scrisse nel suo testamento che Ponte Tresa era peggiore di Sodoma e Gomorra. Ecco dove si va a parare con la «brava gente»!, si dirà. Quando si scrive della moralità umana, i giudizi degli uomini sono sempre passionali; e la statistica, che è impostata solo con dati numerici, è affidabile solo in parte.

 

3.  Andate nella vigna!
A questo punto del nostro meditare, possiamo abbandonare la statistica, gli Atti delle Visite pastorali e i giudizi dei parroci sulla religiosità e sulla moralità del loro popolo, per tornare alla domanda, che Gesù ci rivolge in Mt 21: «Ma voi da che parte state?».
L’ordine dato dal padre della parabola a ciascuno dei suoi due figli era questo: “Va’ a lavorare nella vigna”, e noi sappiamo quali risonanze bibliche echeggino nella parola «vigna», che abbiamo incontrato nei vangeli più volte e che incontreremo di nuovo nel prosieguo del vangelo secondo Matteo[2]. L’invito si rassomiglia a quello che il presbitero dà alla fine della santa Messa ai presenti: «La Messa è finita. Andate in pace».
L’invito non significa: «Andate tranquillamente a casa. Non c’è più niente da fare». Non è neanche un invito. È una consegna, che ha questo significato: «Andate e portate agli altri la pace, la verità e la grazia, che il Signore oggi vi ha comunicato». Chi si impegna a realizzare questa consegna, ha partecipato con frutto alla santa Messa. Chi non ci fa caso, ha probabilmente perduto in Chiesa del tempo che avrebbe potuto utilizzare meglio altrove.

 

Gesù insegna nella sinagoga

illustrazione di Gustave Doré (1832-1883)


 

1 - Come termini di confronto all’interno della Bibbia si leggano, per es., Ez 18,25-28; Fil 2,11.

2 - I due figli simboleggiano de due categorie di persone in cui i Giudei del tempo di Gesù dividevano i figli d’Israele: da una parte, degni di rispetto, coloro che osservavano i riti della tradizione e la Torà (oggi si direbbe «i praticanti»), e dall’altra parte tutti gli altri. Gesù, ribaltando questa convinzione, affermava che davanti a Dio ciò che conta non è la pratica tradizionale dei riti e delle leggi religiose, ma la sincera conversione a Dio, e che in questo i non praticanti spesso passano avanti ai praticanti, che si reputano fedeli a Dio.

 

Versione scaricabile

 

>>> torna a "Riflessioni dal Vangelo secondo Matteo"

>>> torna a "Letture dal Nuovo Testamento"

>>> torna a "Formazione biblica"