Genesi 23 - LA PROMESSA DELLA TERRA COMINCIA A REALIZZARSI

>>> Bibbia CEI 2008

 

Nelle tradizioni patriarcali la figura di Sara è importante. Non meraviglia quindi vedere che la Scrittura si soffermi a parlare della tomba in cui Sara sarà posta e che diverrà poi la famosa tomba dei Patriarchi, ancora oggi venerata.
All’inizio Sara è la fedele moglie di Abramo pronta ad obbedirgli in tutto e, come era costume a quei tempi, è proprietà del marito (lo dice persino il nome Sarai, che significa ‘mia principessa’). Ma dopo la nascita di Ismaele, figlio della schiava Agar, il Signore le cambia nome. Dice ad Abramo: non la chiamerai più Sarai ma Sara. Io la benedirò ed anche da lei ti darò un figlio…re di popoli nasceranno da lei (Gen 17,15). Da questo momento Sara non appartiene più ad Abramo ma ai progetti di Dio, che le toglie la sua pesante sterilità e la rende la matriarca del popolo ebraico. Sara ora vive di vita autonoma, da moglie passa ad essere madre, madre del figlio della Promessa che è Isacco (cfr. Gen 17,21). Tuttavia Sara non viene presentata come modello di fede. Infatti non crede alla notizia della sua maternità, nemmeno quando le si dice niente è impossibile a Dio, ed inoltre sembra poco sincera (cfr. Gen 18,12-15).

 

Torna il tema dei personaggi biblici costruiti con le loro debolezze, per sottolineare che non sono eroi, ma persone deboli come tutti. Infatti la storia della salvezza continua solo perché il Signore la vuole e la conduce.

 

Secondo l’autore biblico la grandezza di Sara appare quando riesce a capire meglio di Abramo le misteriose vie di Dio. È lei infatti a chiedere che Ismaele venga allontanato (cfr. Gen 21,10). E sarà Dio stesso a dire ad Abramo, in contrasto con le abitudini del tempo, di ascoltare la moglie Sara in proposito (cfr. Gen 21,12).
 

vv. 1-2: Sara muore a centoventisette anni, numero simbolico di sconosciuto significato, a Kiriat Arba, antico nome di Ebron, luogo che già all’epoca esilica e post-esilica si trovava fuori del territorio giudaico ed era degli Edomiti. È la località dove viveva Abramo, al sud della Palestina, ma come forestiero, cioè senza possedere un terreno o una tomba. Per questo è costretto a trattare con gli abitanti locali per chiedere un luogo dove seppellire la moglie. Israele non aveva il culto dei morti, rifiutava ogni sacralità al morto ma qui l’autore pone il problema della tomba di Sara per mostrare che la promessa della terra fatta ad Abramo comincia a realizzarsi.

 

v. 4a: Io sono forestiero e ospite in mezzo a voi.

La tradizione ebraica presenta i patriarchi come seminomadi, migranti, sempre in cammino per volere di Dio, quindi sempre forestieri (cfr. Gen 17,8; 28,4; 37,1).
 

Il cammino di Abramo, di santuario in santuario, è metafora della continua ricerca di Dio nel cammino di fede. Un cammino che non si ferma mai.

 

Non a caso oggi gli ebrei parlano della Torah, su cui è basata la loro fede, come di una patria portatile.
Nel libro della Genesi i due termini, il possesso della terra e l’essere straniero, sono abbinati (cfr. Gen 17,8; 28,4; 37,1) perché devono stare in posizione dialettica. Si possiede sì la terra, ma da stranieri come Abramo. Ogni ebreo ed ogni cristiano deve ricordare che dal punto di vista teologico:

 

Tutto è di Dio e rimane di Dio (cfr. 1Cr 29,11-16).

 

L’uomo e la donna sono solo amministratori dei beni di Dio (Gen 2,15), beni di cui devono fare buon uso per sé e per gli altri.
La promessa della terra si realizzerà storicamente con Giosuè. In realtà Adonai  darà agli ebrei il diritto di usufruire della terra di Palestina per la propria sopravvivenza ma a condizione che sia abitata da uomini e donne che mettono in pratica la Torah e perciò rendano la terra santa. Senza questa ortoprassi non è possibile ottenere le benedizioni di Adonai ed il possesso della terra (cfr. Dt 11,8-32; 12,1). Si veda, in proposito, il commento a Gen 12,7. Le regole dell’anno giubilare mostrano il modo peculiare, richiesto da Dio, di possedere la terra (cfr. Lv 25,1-34). Durante i secoli cristiani la Palestina rimase sempre per gli ebrei la terra promessa, dove fare ritorno appena possibile. È la grande speranza ricordata ad ogni Pasqua ebraica (l’anno prossimo a Gerusalemme).

 

v. 4b: Datemi la proprietà di un sepolcro.

Questo sarà per Abramo un punto fisso di riferimento, ma la sua richiesta necessita del consenso di tutta la comunità di Ebron.

 

v. 5: Allora gli Hittiti risposero: ascolta noi piuttosto…seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri.

Secondo il costume del tempo, inizia ora un lungo tira e molla improntato a cortesia e deferenza grande. Si prendono le cose da lontano, si saggia il terreno, ci si esprime con molti sottintesi. La risposta alla richiesta di Abramo è evasiva, non sembra che la gente del luogo accetti di vendere ad Abramo, lo straniero, un terreno.

 

v. 8:…ascoltatemi ed insistete per me presso Efron…perché mi dia la sua caverna di Macpela. 

Abramo ora è esplicito, sa di chiedere molto, e si prostra davanti alla gente del paese, ma  va diritto al dunque.

 

v. 11:…ascolta me piuttosto…ti do il campo con la caverna che vi si trova…

Efron è pronto a dare un campo oltre alla caverna ma non parla di vendere, vuole portare Abramo ad accettare un prezzo molto alto.

 

vv. 12-13: Allora Abramo si prostrò…e disse: io ti do il prezzo del campo.

Abramo si prostra per deferenza ma insiste, capisce che si sta concludendo la vendita del campo.

 

v. 14:  un terreno del valore di quattrocento sicli d’argento che cosa è mai tra me e te?

La cifra finalmente è detta. Una cifra enorme. L’argento era il mezzo corrente di pagamento.

 

v. 16: Abramo accettò le richieste di Efron.

Abramo paga senza discutere. L’autore vuole fare vedere che Abramo è signore, non patteggia, è ricco.

 

v.17: Così… il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo…passarono in proprietà ad Abramo alla presenza degli Hittiti.

La vendita è fatta alla presenza di testimoni, secondo gli atti di compra-vendita ufficiali. Abramo possiede ora un pezzo di terra in Palestina ottenuto pacificamente, con il consenso di tutti.

È la primizia del possesso della terra.
La caverna di Macpela è attualmente sotto una moschea (parzialmente adattata nel 1967 a sinagoga) costruita sopra i resti di una chiesa al tempo di Giustiniano (VI secolo). In questo luogo si trovano pietre tagliate dell’età erodiana, probabilmente un santuario giudaico precristiano.

 

v. 19: Abramo seppellì Sara sua moglie nella caverna del campo…nel paese di Canaan.
Oltre a Sara vi saranno sepolti Abramo (cfr. Gen 25,9), Isacco (cfr. Gen 35,29), Rebecca, Lia (cfr. Gen 49,31) e Giacobbe (cfr. Gen 50,13).

 

Sara ride

di Abel Pann (1883-1963)


 

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