Anno VI - Giugno 2008 - Numero 11

Parola&parole
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pep11 - CHF 8.00 / € 5.00

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EDITORIALE

Una pecora che non vuole essere gregge

di Ernesto Borghi

 

     Leggere la Bibbia è una scuola di libertà: l’abbiamo detto e scritto spesso, anche sulle pagine di “Parola&parole”. Il momento storico-culturale, tanto ecclesiale che civile, che si sta vivendo a livello locale o mondiale rende sempre più necessario che si diventi allieve ed allievi di questa “scuola” anche allo scopo di crescere proprio nella capacità di essere liberi da costrizioni e autorismi e per diventare sempre più umani.

 

     A tanti livelli si sta ricordando il quarantennale del “movimento di liberazione socio-culturale e socio-politica” del 1968. Quello è stato un anno memorabile per molte ragioni. Infatti, a partire dal movimento della contestazione studentesca e delle ragioni e conseguenze di essa negli Stati Uniti d’America e in Europa, si sono verificati vari fatti che, a distanza di quarant’anni, costituiscono ricordi sinistri e da condannare soltanto all’oblio, ma molti altri che hanno segnato l’apprezzabile dissolvimento di tristi tabù culturali.

      Certamente - quali che siano le valutazioni positive o negative espresse in merito - sono cambiati radicalmente il concetto di autorità e l’esercizio della libertà. In tanti ambienti e in tante situazioni si è anche ecceduto, in nome di un libertarismo scriteriato e talora anche violento e irresponsabile e le conseguenze si notano ancora oggi, a partire, per esempio, dalla scarsa autorevolezza di genitori ed educatori che non sono capaci di proporsi in modo sanamente formativo alle giovani generazioni.

     Ma in vari altri contesti – e le comunità religiose non di rado ne fanno parte - pare che neppure il 1968 sia passato, visto che un’idea verticistica e spersonalizzante di autorità continua a perpetuarsi, non per ragioni di servizio alla verità sull’uomo e sul mondo, ma per affermare la paura del futuro di alcuni, anche ad elevatissimi posti di responsabilità generale, e tutelare gli interessi di gruppi di potere. Il tutto al di fuori di qualsiasi logica effettivamente evangelica, dunque capace di proporre la bella e buona notizia, eminentemente raccolta nei testi biblici: il Signore Dio del Sinai e di Gesù Cristo è anzitutto amore per ogni essere umano e invita tutti a vivere con e per gli altri anzitutto secondo questo valore appassionante e appassionato.

      Ecco perché mi pare molto importante proporre, a quarant’anni da quel periodo tormentato, difficile e anche entusiasmante della storia anzitutto euro-occidentale, un brano di un autore che, quando scrive, sa sempre quello che fa e spesso fa pensare. Egli si rivolge a chi nelle Chiese ha ruoli di responsabilità coordinativa:

     «Caro prete, caro pastore,

 

mi permetto di indirizzarLe questo biglietto in modo che abbia la possibilità di conoscermi un po’ meglio… Dunque io sono una pecora fra le tante. Ma con un volto e un nome preciso e gradirei sempre essere riconosciuto nella mia unicità. Anche quando Lei parla necessariamente a tutta la gente, desidererei ricavare la sensazione che mi distingua tra gli altri e si rivolga a me personalmente. Sono equipaggiato di una testa un po’ dura, io riconosco. Ma ci tengo a portarla alta. Non rinuncio alla possibilità di far funzionare il cervello dal momento che Qualcuno me l’ha fornito perchè, suppongo, non rimanga inutilizzato. Perciò cerco di pensare, ragionare, discutere, farmi un’idea personale delle varie faccende, comprese quelle della religione e della chiesa. Spero non le dispiaccia.Un cervello che mi consente di distinguere tra le verità di fede, e le altre faccende – e sono tantissime – che appartengono a materie su cui è lecito avere opinioni diverse. Anche se molti di voi hanno la tendenza a mettere tutto nello stesso mucchio. Sento di appartenere a una comunità. Ma non voglio essere gregge. Intendo dire: non ho il complesso del gregge (applaudire o indignarsi a comando, dire di sì sempre e comunque, abbandonarsi alla corrente, fiutare l’aria che tira). E sono sicuro che Lei colga la differenza.Ammetto che qualche volta borbotto, recrimino, ho il rimprovero e il mugugno facili, mi lamento, perfino mi arrabbio. Ma, in fondo, mi impegno quando è ora, e penso di aver fornito sufficienti dimostrazioni in proposito. Comunque ritengo sia meglio un’obbedienza un po’ difficile (stavo per dire “ribelle”, ma Lei mi comprende nel modo giusto), che non il disinteresse e l’apatia, o, per dirla, brutalmente, il menefreghismo. Meglio la vivacità, magari un po’ scomoda, della noia. Meglio una presenza critica che il disimpegno. Meglio il disaccordo intelligente che il servilismo idiota e la piaggeria furbastra. Una testa pensante serve più di una testa ciondoloni» (1).

 

     Non soltanto chi ha un ministero di “autorità” nelle Chiese dovrebbe sentirsi interpellato, ma chiunque esercita qualche forma di autorità, piccola o grande, nei confronti di giovani o adulti, ad ogni livello sociale, culturale e politico.

     La Bibbia, sin da Genesi 2,17, dimostra chiaramente la volontà divina di stimolare gli esseri umani a vivere la propria libertà in modo responsabile e creativo, adulto e vitalizzante. Il sospetto dei progenitori che Dio nascondesse loro qualcosa a loro danno, si mostra falso, nel testo di Genesi.

 

      L’autorità divina appare sempre responsabilizzante e comunque attenta agli individui qui (cfr. Gen 3,21) e altrove nella Bibbia. Forse gli esseri umani, nelle Chiese e nelle società civili, spesso non sono stati e non sono all’altezza del Divino ebraico-cristiano, quando esercitano l’autorità sui loro simili. Si comportano, per adoperare un linguaggio zoologico, troppo spesso da lupi rapaci, squali inesorabili e vespe fastidiose e aspirano a vivere tra individui che si comportano come sogliole timorose (2) e pecoroni belanti.

 

     La libertà che emerge dalla lettura delle Scritture ebraiche e cristiane invita ad essere individui di tutt’altro genere, ossia persone che vivono un’obbedienza che umanizza, non che distrugge. Quella a Dio attraverso la propria coscienza (cfr., per es., 1Corinzi 8-10). Pensiamoci. Liberamente. E se possibile, tutti…

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1) Liberamente tratto da: A. Pronzato, Gli animali del Vangelo raccontano…, Gribaudi, Milano 2007, pp. 50-51.

2) Cfr. le gustosissime osservazioni sulla “sogliolizzazione” degli esseri umani, nella società e nella Chiesa in ivi, pp. 147-150.

 

 

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Una pecora che non vuole essere gregge

di Ernesto Borghi

 

Leggere la Bibbia è una scuola di libertà: l’abbiamo detto e scritto spesso, anche sulle pagine di “Parola&parole”. Il momento storico-culturale, tanto ecclesiale che civile, che si sta vivendo a livello locale o mondiale rende sempre più necessario che si diventi allieve ed allievi di questa “scuola” anche allo scopo di crescere proprio nella capacità di essere liberi da costrizioni e autorismi e per diventare sempre più umani. ... >>>