Anno IV - Giugno 2006 - Numero 7

Parola&parole
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pep7 - CHF 5.- / € 3.-

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EDITORIALE

Religione, Bibbia e giovani

di don Rolando Leo

 

     Si dice talvolta che i giovani sono un po'persi.

     C'è una ricerca da parte del giovane della felicità, anche attraverso il tentativo di ricevere fiducia da parte del mondo adulto e sociale. Essa, però, dicono i giovani stessi, è da guadagnarsi. Il giovane ambisce ad un posto, ad un ruolo, alla valorizzazione di sé e, non da ultimo, all'indipendenza.

 

     Per gli adulti è difficile dire sempre chiaramente se il giovane è contento d'essere se stesso. Talvolta i giovani non sono né carne né pesce, provocatoriamente parlando, per il fatto che sono disorientati; il disagio può esserci, ma generalmente non si rendono conto delle forti potenzialità che hanno. Quando si è protagonisti non ci si vede in un'immagine nitida come capita obiettivamente più tardi. È vero che qualche giovane affermava che, vivendo questa realtà magari in prima persona, mancano i punti di riferimento, criticando pure l'etica dei formatori (docenti, datori di lavoro, responsabili di tirocinio.....!).

     Ma cosa fa la scuola? Che ruolo ha l'ora di istruzione religiosa scolastica? Si osserva un'ignoranza inenarrabile della dimensione religiosa come componente essenziale della storia, alla medesima stregua dell'economia, della storia della scienza, della tecnologia, della psicologia e via dicendo.

     Questa non conoscenza di cultura biblica e, più in generale, religiosa non fa certo onore naturalmente neppure al giovane che, nella scuola, decide di rinunciare ad un arricchimento culturale che, sia tra i cattolici che tra gli evangelici, non è indottrinamento, come ancora qualcuno si ostina ad affermare. Lo studente si autopriva di tutta una serie di strumenti biblici, storici e teologici che lo potrebbero abilitare ad esercitare la vera libertà attraverso un occhio informato e consapevole, quindi istruito e non più schiavo della propria non-conoscenza o illusione-di-conoscenza a priori, dettata da opportunismo o da preconcetti duri ad essere superati.

     Da qualche anno non si propone più nella scuola dell'obbligo ticinese un corso di istruzione religiosa incentrato su una verità da imporre o da far "bere" in piccole dosi, bensì si spazia su un vasto universo religioso (soprattutto poi nel settore post-obbligatorio). Nel mondo, infatti, non si può prescindere da esso, un mondo che comprende i concetti di finito ed infinito, senso e nonsenso, finitezza ed illimitatezza percettibili umanamente e razionalmente, presenza o assenza... da che uomo è uomo. Diciamolo, una volta! Senza consapevolezza della dimensione religiosa della cultura non sappiamo più chi siamo..

     Inoltre un tipo di lacuna culturale-antropologica di tale portata impedisce la comprensione globale di molti conflitti odierni, evitando la superficialità di giudiziodilagante e le semplificazioni sistematiche ad oltranza, considerando pure il contesto socio-geografico in cui viviamo. Come possiamo interpretare il nostro enorme patrimonio artistico ed iconografico? E ancora, addentrandoci nella particolarità e nella specificità della nostra realtà europea centro-occidentale, come si può avere una visione religiosa ed etica chiara di Carlo Borromeo o della riforma zwingliano-calvinista o luterana all'interno della storia svizzera con il Sonderbund e le varie lotte interne di carattere politico-religioso per la salvaguardia del proprio io, quindi della propria identità? I corsi umanistici al liceo cercano di dare una risposta ma spesso essa è frammentaria per forza di cose a causa dell'assenza, appunto, di strumenti in campo di cultura religiosa (un collega al liceo ha rinunciato a studiare la "Divina Commedia" di Dante Alighieri per il fatto che non esiste un sostrato culturale storico-cristiano su cui costruire un apparato riflessivo e dialogico nella classe). Siamo su un iceberg di storia e cultura che ci sostiene senza sapere, sopravvissuti, il motivo per cui vi giaciamo sopra, inermi.

     Pur non prescindendo dal lento ed inesorabile processo post-moderno di secolarizzazione sociale nell'Europa centrale capitalista, occorre tuttavia stare attenti a non precipitarsi a parlare di "cultura laica" del nostro Paese come dato acquisito ed innato. L questione di rendere omaggio e rispetto ad un processo di identità e ad uno, kantianamente e razionalmente parlando, di ragion sufficiente, ammettendo l'esistenza di una situazione iniziale da cui si è partiti (la cultura religiosa diffusa dei nostri nonni e genitori, anche se spesso non criticamente esaminata), senza pensare anzitutto di rinnegarla, ma piuttosto mirando a farla evolvere verso condizioni di "scientificità" e consapevolezza maggiori. Da qui sorge la magna quaestio sul motivo della difficile situazione attuale. Del resto la scuola rispecchia la società e viceversa...

     L'iniziativa proposta dalla nostra associazione da qualche anno a questa parte sulla sensibilizzazione alla lettura della Bibbia nelle scuole superiori ha dato qualche frutto: temi di ampio respiro del tipo interpretazione storico-letteraria della Bibbia, Bibbia e scienza, Bibbia e libertà, hanno incuriosito i ragazzi. Certamente, per i motivi suddetti, da una parte, c'è chi chiude le "saracinesche" mentali, non appena si parla di religione o di libro sacro; dall'altra, però, ci sono studenti di classi ed indirizzi diversi che chiedono di seguire i dibattiti proposti.

     Questo fatto testimonia che il giovane riflette, vuole sapere e capire, cerca delle risposte di senso in una società che spesso non ne dà più. Allora in questo mare magnum, nulla va perduto. L'A.B.S.I. persevererà in questa direzione anche per l'anno scolastico venturo, secondo un'attenzione alla dimensione religiosa della cultura di tutti, che le è statutariamente propria. Senza integrismi ed illusioni, ma con ogni determinazione possibile.

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Religione, Bibbia e giovani

di don Rolando Leo

 

Si dice talvolta che i giovani sono un po'persi.

C'è una ricerca da parte del giovane della felicità, anche attraverso il tentativo di ricevere fiducia da parte del mondo adulto e sociale. Essa, però, dicono i giovani stessi, è da guadagnarsi. Il giovane ambisce ad un posto, ad un ruolo, alla valorizzazione di sé e, non da ultimo, all'indipendenza.

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