NON SONO VENUTO A PORTARE PACE SULLA TERRA, MA DIVISIONE

 

XX TEMPO ORDINARIO – 18 agosto 2013

 

Lc 12,4953

 

[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Giovanni il Battista aveva annunciato come attività del messia quella di battezzare in Spirito Santo e fuoco. Spirito Santo, fonte di vita per chi lo accoglie, e fuoco distruttore, di castigo, per chi lo rifiuta, come Giovanni aveva poi specificato “e la pula brucerà con fuoco inestinguibile”.

Anche i discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni, avevano richiesto al loro Signore un fuoco distruttore, un fuoco che punisca quanti non l’avevano accolto. Avevano chiesto a Gesù: “Signore vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”

Ebbene, anche Gesù annunzia un fuoco, ma non sarà un fuoco di morte, bensì un fuoco alimento di vita. L’annunzio di Gesù anticipa la scena della pentecoste quando sulla comunità scenderà il fuoco dello Spirito. Il giorno in cui la comunità giudaica celebrava il dono della legge sul monte Sinai, nella comunità cristiana scende lo Spirito. Ci sarà una nuova relazione con Dio, la relazione con Dio non sarà più quella di obbedire a Dio osservando la sua legge, ma quella di assomigliare al Padre praticando un amore simile al suo. E perché questo sia possibile il Padre non governa i suoi emanando leggi esterne all’uomo che questo deve osservare, ma comunicandogli il suo Spirito, la sua stessa capacità d’amore.

Ecco che Gesù annunzia: “Sono venuto a portare un fuoco sulla terra”, questo fuoco è frutto della sua morte. Quando Gesù, nell’ultimo istante effonderà il suo Spirito su quanti lo accolgono, e Gesù arde dal desiderio che questo fuoco sia già acceso. Quindi non il fuoco distruttore del giudizio, ma il fuoco dello Spirito, forza di vita. Ma questo fuoco è frutto della sua morte, come Gesù annunzia.

C’è un battesimo che devo ricevere”: letteralmente “c’è un battesimo con cui devo essere battezzato”, o meglio ancora “C’è una immersione nella quale devo essere immerso” (βάπτισμα δὲ ἔχω βαπτιοθῆναι).

Gesù allude al momento della sua morte, quando sarà travolto dagli avvenimenti che lo porteranno a dare la vita. “E come sono angosciato …” qui questa traduzione non rende il testo. Non si tratta di angoscia quella di Gesù, il verbo greco (συνέχομαι) indica un forte desiderio che pressa l’uomo, che lo domina. Quindi Gesù è tutto preso, pressato, dominato da questo desiderio “finché tutto non sia compiuto”.

Quindi il desiderio di Gesù, che è Dio, è di comunicare vita all’umanità, e questa vita la comunica attraverso il dono dello Spirito.

E, per chiarire gli equivoci, Gesù dice: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. Già Gesù era stato annunziato da Simeone ai suoi genitori come colui che sarebbe stato per la rovina e la risurrezione di molti, quindi un segno di contraddizione.

C’è una nuova relazione con il Padre che Gesù è venuto ad annunciare. Quanti l’accolgono vivono in sintonia con lui, quanti invece rimarranno attaccati all’osservanza della legge ne saranno i più feroci avversari. E Gesù, citando, ma modificando, il profeta Michea, dice: “D’ora innanzi in una casa di cinque persone, si divideranno tre contro due e due contro tre”, ma, mentre Michea aveva scritto: “il figlio offende il padre, la figlia insorge contro la madre e la nuora contro la suocera”, quindi il nuovo contro il vecchio, Gesù parla di un conflitto tra il vecchio e il nuovo, tra la legge e lo Spirito.

Quindi il conflitto sarà del “padre contro il figlio e figlio contro il padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”, ma non è un conflitto tra fratelli. E’ un conflitto tra chi rimane attaccato all’antico, al passato, al vecchio, e chi accoglie il nuovo. Ma non è un conflitto interno della comunità cristiana. Gesù non parla di conflitto tra fratelli, di figlio contro figlio. Nella comunità non c’è divisione, anzi il frutto dello Spirito è proprio la pace.

Luca qui allude all’annunzio che l’angelo aveva fatto a Zaccaria della nascita del figlio Giovanni, e l’aveva fatto citando il profeta Malachia, ma censurandone una parte. Il profeta Malachia aveva detto che l’azione del Signore sarebbe stata quella di ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i padri.

Il cuore indica la mente. Quindi la mente dei padri verso i figli, cioè il vecchio deve accogliere il nuovo, ma i figli devono accogliere il vecchio. Ebbene Luca non è d’accordo. L’angelo infatti dice: “Per ricondurre i padri verso i figli”. E’ l’antico che deve accogliere il nuovo e non il nuovo l’antico.  


 


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