BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE

 

DOMENICA DELLE PALME – 24 marzo 2013

 

Lc 19, 2840

[In quel tempo] Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».

Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:

«Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Per la domenica delle Palme, scegliamo di commentare il Vangelo dell’entrata di Gesù a Gerusalemme, e non la passione che sarebbe troppo lunga nello spazio limitato di questo video.

E’ il capitolo 19 del vangelo di Luca, versetti 2840.

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti”.

Gesù sta conducendo ormai la tappa finale del suo esodo, come il pastore davanti al gregge, Gesù cammina “salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània …”, caratteristica degli evangelisti è non accennare mai alla morte di Gesù, senza alludere anche alla risurrezione.

Ecco perché l’evangelista ha messo la tappa finale dell’esistenza terrena di Gesù, Gerusalemme, dove troverà la morte, ma subito dopo ci mette Bètfage e soprattutto Betània, che è il monte della risurrezione e il monte dell’ascensione. Quindi l’evangelista, ogni volta che annunzia la morte di Gesù, allude anche alla sua risurrezione.

“… E invia dei discepoli dicendo: «Andate nel villaggio»”, il villaggio (κώμη) è un termine tecnico presente nei vangeli che indica il luogo della tradizione, un tradizione restia alle novità portate da Gesù.

«Entrando troverete un puledro»”, letteralmente “un asinello” (πϖλος). Per comprendere questo brano bisogna rifarsi alla profezia di Zaccaria (9,9), dove il profeta annunziava l’arrivo di un re, di un messia, completamente diverso da quelli attesi. Non un messia con la forza, con le armi, non con i carri o con i cavalli, ma un messia di pace.

E per indicare questo messia di pace, anziché farlo vedere vittorioso sopra la mula, la cavalcatura regale, il profeta Zaccaria lo fa vedere che cavalca un asino, un puledro, figlio di asina. Allora bisogna tener conto di questa profezia per comprendere quello che l’evangelista ci dice.

«Troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito»” – esattamente – “«nessuno degli uomini»”.

Cosa ci vuole dire l’evangelista?

Questa profezia è rimasta legata, è rimasta minoritaria, perché, tra le tante attese di un messia trionfatore, di un messia vendicatore contro i pagani, questa era rimasta emarginata, non era stata accolta. Era stata come legata.

Ebbene, l’ordine di Gesù: slegatelo! Questo verbo ‘slegare’ (λύω) sarà ripetuto in questo brano per ben quattro volte. Gesù è venuto a sciogliere quella profezia che era rimasta legata, quella di un messia di pace, perché questo messia di pace nessuno lo voleva. Volevano un messia violento, un messia potente, ma di un messia di pace non sapevano che farne.

Dice «E se qualcuno vi domanda ‘perché lo slegate?’» , ecco il villaggio che è il custode della tradizione, e non accoglie le novità «Risponderete: ‘il Signore ne ha bisogno’»”.

Qui l’evangelista gioca nel contrasto tra “il Signore”, e poi viene tradotto con ‘proprietario’, e ‘i signori’. Il Signore è colui che slega la profezia, colui che libera, i signori sono i capi del popolo che invece la tenevano legata.

Mentre slegavano il puledro, i signori dissero: «Perché slegate il puledro?»ecco l’insistenza su questo slegare e su questo puledro d’asina. “Gli risposero: «Il Signore ne ha bisogno»”. Quindi Gesù slega questa profezia che era rimasta legata perché a nessuno interessava un messia così. E vince la resistenza dei signori del popolo.

Lo condussero allora da Gesù” e qui ci sono due azioni diverse “e, gettati i loro mantelli sul puledro”; gettare il mantello indica la persona, gettare il mantello sull’asinello scelto da Gesù come espressione di un messia di pace, significa condivisione del suo stesso ideale di un messianismo di pace.

Ma altri invece” scrive l’evangelista “stendevano i loro mantelli sulla strada”.

Era tipico nell’investitura regale, che il popolo, come segno di sottomissione, stendesse il mantello sulla strada e il re vi passasse sopra, come segno di dominio.

Quindi c’è un’ambiguità in questo brano:

  • da una parte di sono dei discepoli che condividono questo messia di pace;

  • dall’altra ci sono i discepoli, o la stessa folla, che invece attende un messia dominatore, ed è pronta a sottomettersi a questo re.

 

Sarà l’ambiguità tragica che poi porterà al rifiuto di Gesù da parte del popolo di Israele, perché non lo accetterà come messia di pace.

Era ormai vicina la discesa del monte degli Ulivi, e tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, lodano il Signore per i prodigi che avevano veduto”, e, citando il Salmo 119, dicono «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore»”. Il re è questo messia di pace, come Gesù sta manifestando. Infatti, subito dopo l’evangelista aggiunge «Pace in cielo»”, che significa la provenienza di questa pace, dal cielo.

Cos’è questa pace che giunge dal cielo? Questa pace è Gesù, messia di pace, cioè Gesù come dono che Dio ha dato a Israele e all’umanità e questa è “«la gloria di Dio nel più alto dei cieli!» Ebbene, di fronte a questa novità, che non è accettata dal popolo, ecco i rappresentanti religiosi, i farisei, reagiscono.

Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera …»”, il verbo ‘rimproverare’ adoperato dall’evangelista veniva usato letteralmente ‘sgridare’ (έπιτιμάω) per liberare le persone dai demoni, nell’esorcismo. Per i farisei, quello che i discepoli stanno dicendo, acclamando un messia si pace, e non il messia violento, è qualcosa di demoniaco, che non corrisponde al piano di Dio e loro, i farisei, che sono i zelanti custodi della legge, sanno tutto e conoscono tutto sul piano di Dio.

Ecco la risposta di Gesù: «Io vi dico, se questi taceranno, grideranno le pietre»”.

Qual è il significato di queste pietre? Quali sono queste pietre che gridano? La discesa del monte degli Ulivi, all’ingresso di Gerusalemme, passa attraverso la valle di Giosafat, chiamata anche la valle del giudizio, che era disseminata di pietre tombali. Allora Gesù dice “anche se questi vivi taceranno, i morti, cioè gli israeliti che hanno vissuto prima di loro e che da sempre hanno vissuto e costruito questa attesa di un messia, saranno loro che grideranno”.

Quindi l’evangelista assicura che, anche se si mettono a tacere i discepoli, la forza della vita che è insita anche in quest’ambito di morte, proclamerà il dono di Dio all’umanità, cioè un messia che porta la pace.

 

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