LO SPIRITO SANTO VI RICORDERA’ TUTTO CIO’ CHE IO VI HO DETTO

 

VI DOMENICA DI PASQUA – 5 maggio 2013

 

 

Gv 14,2329

 

[In quel tempo] Gesù disse [a Giuda]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.


Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

 

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

 

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

 

Le parole di Gesù, che adesso stiamo per commentare, sono di estrema importanza. Se comprese, cambiano radicalmente il nostro rapporto con Dio e, di conseguenza, con i fratelli. Vediamole.

 

Gesù sta rispondendo a Giuda, non l’Iscariota, che gli ha chiesto (v. 22) “come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Giuda si rivolge a Gesù come i suoi fratelli che dicevano: “Se fai queste cose manifesta te stesso al mondo”; non capiscono come mai Gesù non si manifesti alla gente in maniera straordinaria e spettacolare.

 

Ed ecco l’importante risposta di Gesù, «Se uno mi ama, osserverà la mia parola»”, osservare la parola di Gesù significa aver riconosciuto in questa parola la forza creatrice di Dio, e in questa parola, la risposta di Dio al desiderio di pienezza di vita che ogni persona si porta dentro.

 

Come risposta di Dio a questa adesione a Gesù, «Il Padre mio lo amerà»ed ecco la novità straordinaria ‐ «e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»”. Il Dio di Gesù non è un Dio che assorbe l’uomo per sé, ma è il Dio che lo potenzia; è un Dio talmente innamorato degli uomini, che chiede di essere accolto nella loro vita per fondersi con loro e potenziarne, dilatarne, la loro capacità d’amore.

 

L’uomo non va in cielo, ma è il cielo che viene ad abitare nell’uomo e rende ogni uomo, ogni comunità, l’unico vero santuario nel quale si manifesta l’amore di Dio per tutta l’umanità. L’evangelista qui sta ricordando quanto già aveva scritto all’inizio del suo Vangelo, nel Prologo (1,14), “Dio ha posto la sua tenda fra noi”. Ogni creatura, ogni persona, è questo santuario.

 

Questa non è una promessa per l’aldilà, ma una risposta del Padre a quanti danno adesione a Gesù. Chi non lo ama non osserva le sue parole perché non riconosce in queste parole la forza creatrice e «la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.»”, assicura Gesù.

 

Il Padre di Gesù continua la sua stessa azione creatrice, attraverso opere che comunicano vita all’uomo. E poi ecco la promessa di Gesù, la promessa della venuta del Paràclito, termine greco (παράκλητοϛ) che indica colui che aiuta, colui che va in soccorso, ed è l’attività dello Spirito Santo, Spirito che viene chiamato “Santo”, non tanto per la qualità, quanto per la sua attività, che è quella di santificare, cioè separare le persone dalla sfera del male.

 

L’azione dello Spirito nel credente e nella comunità, qual è? «Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»”. La parola di Gesù e il suo messaggio sono talmente grandi, talmente enormi, che l’uomo con i suoi limiti non può comprenderli in una sola volta, in una sola esperienza, ma, man mano che accoglie questa parola e la traduce in opere che comunicano vita agli altri, si allarga, si dilata la sua capacità d’amore e permette a questa parola di essere sempre più compresa.

 

Gesù assicura che la funzione dello Spirito nella sua comunità non è quella di annunziare un nuovo messaggio, ma di ricordare e di far prendere coscienza della potenza di questo messaggio. Gesù assicura che, di fronte ai nuovi bisogni, alle nuove situazioni, alle nuove emergenze che avverranno nella sua comunità, lo Spirito Santo saprà dare sempre nuove risposte ai nuovi bisogni.

 

Poi Gesù conclude dicendo «Vi lascio la pace, vi do la mia pace»”, era il saluto abituale, “«non come la dà il mondo»”, cioè nel mondo si dava questo saluto, si salutava così chi partiva, invece è Gesù che parte che dà questa felicità ai suoi e chiede di non avere timore, di lasciar spazio all’amore, che prenda il posto del timore.

 

Perché? Perché dice, «Se mi amaste vi rallegrereste che io vado al Padre»”. Gesù non pensa alle sue sofferenze, ma al bene dei suoi. Pensa già al bene che verrà dalla sua morte, dal dono della sua vita e dalla comunicazione dello Spirito ai suoi.

 

E poi, ecco l’avvertimento finale. «Ve l’ho detto ora prima che avvenga»”.

 

Che avvenga cosa? Il momento drammatico della cattura di Gesù, catturato come un bandito, come un malfattore, il momento drammatico del suo processo, condannato come un bestemmiatore; il momento drammatico della sua esecuzione, ucciso come un criminale, come un maledetto da Dio.

 

Ebbene Gesù dice: «Vi dico tutto questo prima che avvenga perché, quando avverrà, voi crediate»”, cioè continuiate a credere in Gesù, il figlio di Dio. Credendo in Gesù la smetteranno di credere nel sommo sacerdote, credendo in Gesù la smetteranno di credere nell’istituzione religiosa e potranno aprirsi a questa grande realtà di un Dio che non è lontano, non è separato, ma chiede di abitare negli uomini; un Dio che non chiede più di vivere per lui, ma di vivere di lui con lui e come lui.


 


>>> scarica il testo

 

>>> torna a "Commento al Vangelo"

>>> torna a "Formazione biblica"