La risurrezione messaggio centrale del cristianesimo

di Padre Callisto Caldelari

 

La risurrezione è il messaggio centrale del vangelo, è il fatto più importante, perché sullo stesso si basa, sia la nostra fede nella presenza di Cristo presso Dio e presso l’uomo, sia la nostra risurrezione. Paolo dirà che Gesù è la primizia dei risorti; dopo le primizie vengono gli altri frutti, e questi frutti siamo noi che, credendo nella sua risurrezione, crediamo anche nella nostra. Data questa importanza fondamentale per la fede – e per la vita – credo sia utile parlare di questo ‘mistero’ che abbiamo appena festeggiato, con due approfondimenti. Il primo riprende il senso biblico secondo le più moderne ricerche esegetiche. L’immagine del Cristo risorto non è mai giunta agli uomini, nemmeno ai suoi più intimi discepoli, ma ciò nonostante la comunità si è provata a farla in qualche modo ‘riapparire’ davanti agli occhi dei credenti in modo che rimanessero ‘certi’ della sua continuità oltre al tempo (Mc. 16 - Mt. 28 - Lc 24 - Gv 20 e 21). In questi quadri più didattici che storici, che parlano di un sepolcro vuoto e di apparizioni, il risorto che vive in un mondo inaccessibile, torna ad essere un personaggio della storia; si fa contemplare, toccare, abbracciare dai vecchi discepoli, anche se rimane nello stesso tempo in un’altra dimensione, poiché compare e scompare improvvisamente come fanno gli spiriti, attraversa pareti e copre le distanze con la rapidità del pensiero, cammina sulle acque come sulla terraferma. Per di più ha ancora i segni della passione nonostante che sia trasfigurato; mangia con i discepoli anche se ha un corpo ‘spirituale’. Le cosiddette ‘cristofanie pasquali’ (manifestazione di Cristo dopo Pasqua) che compaiono nella conclusione di tutti i vangeli hanno un solo intento: celebrare la vittoria di Gesù Cristo, il profeta che ha perso la propria vita per coerenza col suo messaggio. Se invece si volessero addurre come ‘prove’ della sua attuale nuova esistenza nei cieli, si finirebbe per dar corpo ai fantasmi. ‘Gesù risorto’ è una notizia trasmessa da Dio; accettarla è solo compiere un atto di fede in lui e di fiducia nei suoi intermediari. Il secondo approfondimento lo possiamo chiamare anche attualizzazione. Abbiamo detto che la risurrezione di Cristo non la si prova con la ragione; ma con ciò non vogliamo dire che non abbia prodotto degli effetti storici che si possono constatare. La stessa esistenza della Chiesa cristiana è una prova vivente che Cristo è risorto, e attorno a Lui vivente continuano a radunarsi milioni di uomini che lo proclamano Dio nelle diverse confessioni che portano il suo nome. Ma lasciamo la parola ad Hans Küng che sotto il titolo: “La fede nella risurrezione non è un’appendice, ma la radicalizzazione della fede in Dio” legge i segni della risurrezione sotto diverse angolazioni: “Con una fiducia assolutamente ragionevole, pur senza una prova strettamente razionale, il credente afferma che il Dio dell’inizio è anche il Dio della fine. Il Creatore del mondo e degli esseri umani è anche quello che li conduce a compimento nella pienezza della vita eterna. La risurrezione non deve essere interpretata quindi solo come interiorizzazione o cambiamento sociale, ma come una radicalizzazione della fede nel Creatore secondo cui la fine è un nuovo inizio. In realtà, solo un senza Dio può affermare che con la morte tutto finisce. La fede nella risurrezione non si ferma a metà strada, ma percorre coerentemente tutta la strada. La soluzione dell’enigma della nascita del cristianesimo si trova nello stesso Gesù di Nazaret, sperimentato e riconosciuto vivente, il quale permette di comprendere perché la sua causa è continuata: – Perché non solo è stato venerato, studiato e seguito come fondatore e maestro, ma è stato sperimentato come operante presente nello ‘Spirito’. – Perché la croce, l’antico patibolo della vergogna, ha potuto essere considerata un segno di vittoria. – Perché i primi testimoni, sostenuti da una radicale fiducia, senza temere disprezzo, persecuzione e morte, hanno portato ovunque la notizia scandalosa di un crocifisso come la decisiva notizia gioiosa (Vangelo). – Perché, dopo la sua morte, si è giunti al movimento di Gesù così ricco di conseguenze. Dopo il suo fallimento a un nuovo inizio, dopo la fuga dei suoi discepoli (apostoli) ben presto è sorta una comunità di credenti in Cristo, che si chiama Chiesa.

 

da laRegioneTicino del 14.4.2012